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Storia del castagno dei 100 cavalli di Sant'Alfio

 

 

LA STORIA DEL CASTAGNO DEI 100 CAVALLI DI S.ALFIO


Il castagno è una pianta appartenente al genere Castanea della famiglia Fagaceae.
Il genere raggruppa diverse specie ma dal punto di vista frutticolo e forestale la più importante è la Castanea Sativa, diffusa in tutta Europa, in Italia manca solo in Padania.
E' un albero deciduo con un'altezza fino a 30 metri, con chioma larga e corteccia grigia.
Sull'Etna sono presenti alcuni esemplari di notevoli dimensioni, fra questi citiamo il Castagno dei Cento Cavalli e il Castagno la Nave.

 

Il castagno dei cento Cavalli
Si trova nel territorio di S. Alfio lungo la strada che porta da Fornazzo a Linguaglossa.In provincia di Catania sul versante nord dell'Etna.
il Castagno dei Cento Cavalli rappresenta una delle più belle realtà paesaggistiche e naturalistiche esistenti nel territorio del Comune di Sant'Alfio ed in genere dell'intera isola.
Quello che particolarmente colpisce l'occhio dell'osservatore sono le eccezionali caratteristiche di maestosità e longevità che il Castagno superbamente offre. Per ricostruire la sua origine e la sua storia bisogna fare un tuffo nel passato, a ritroso nel tempo, attraverso i secoli, e tuttavia il computo esatto della sua età resta nel vago, nel misterioso, nell'imprecisato. Millenario senza dubbio. Ma di quale millennio, di quale tempo? Forse di un'età senza tempo.
La prima esplorazione scientifica del gigantesco castagno viene effettuata dal botanico palermitano Filippo Parlatore (1816-1877). Questi assegnò all'albero etneo presuntivamente l'età di quattromila anni.
Più di recente Bruno Peyronal, docente di botanica all'università di Torino, dopo accurati studi compiuti nel 1982, ha calcolato l'età del famoso castagno in oltre duemila anni. E quel termine "oltre" ci dà appunto il senso di una dimensione forse fuori del tempo, fuori della memoria storica.
Lo sì può ammirare ad appena due chilometri da Sant'Alfio. La strada provinciale Fossopoliti-Taverna, infatti, appena dopo il suo inizio, lambisce un ampio piazzale ed alle spalle di questo, guardando verso ovest scorgiamo il magnifico albero.
Lo spettacolo è ancora più suggestivo se siamo in primavera. Le chiome verdi dei quattro polloni che costituiscono il suo tronco originario si uniscono verso l'alto e formano una visione d'insieme che non ha riscontro nel mondo vegetale.
Lo scenario è anch'esso stupendo: l'Etna verso ovest con Pizzo De Neri ed il costone della valle del Bove, e giù, a precipizio verso il Castagno, una serie ininterrotta di varietà naturali, dalle colate laviche, fortemente marcata nel terreno, con coloriture diverse secondo la loro età. Nere, le più recenti, più chiare le altre. E poi ancora i castagneti e le vigne.
Lo stesso scenario dovette apparire a Patrike Brydone, lo scrittore scozzese autore della prima descrizione del gigantesco albero compiuta da un viaggiatore straniero. Infatti, il Brydone, nel maggio del 1770, durante un giro turistico della Sicilia, visitò il Castagno dei Cento Cavalli, castagno che aveva "trovato segnato addirittura su una carta antica della Sicilia". Lo scrittore invece in un primo momento rimase alquanto diffidente sull'unicità del tronco, infatti nelle sue annotazioni leggiamo: "Confermo che non sono stato colpito dal suo aspetto perché non sembra un albero solo ma una macchia di cinque grandi alberi cresciuti assieme". Protestammo con le guide, ma ci assicurarono che per universale tradizione e per testimonianza unanime della gente del luogo tutti quegli alberi erano un tempo uniti in un unico tronco. E più avanti nel testo: "Se questo era una volta un unico tronco è giusto che lo abbiamo considerato un fenomeno straordinario nel mondo vegetale e il suo titolo di gloria della foresta gli va a pennello". Questo scetticismo veniva però fugato dalle assicurazioni del naturalista Giuseppe Recupero che gli scriveva affermando di aver trovato i tronchi "uniti sottoterra in una sola radice".
 

 



​La sua denominazione "dei Cento Cavalli" ha le sfumature della leggenda. Si narra infatti che sotto le sue fronde trovò riparo durante un furioso temporale la Regina Giovanna con il suo seguito di cento cavalieri. E qui vi trascorse un'indimenticabile notte d'amore. Controversa pare la figura della protagonista. Secondo, alcuni scrittori la Giovanna della leggenda sarebbe Giovanna D'Aragona, regina di Castiglia, soprannominata la "pazza". Ma questa versione pare infondata in quanto è storicamente accertato che Giovanna D'Aragona non venne mai in Sicilia. Altre fonti parlano di Giovanna I D'Angiò, regina di Napoli. Tuttavia Giovanna I non scese mai in Sicilia. Se alcune fonti identificano in lei la regina della leggenda questo è da attribuire al fatto che Giovanna I era molto nota presso il popolo siciliano perché fu lei a stipulare, attraverso i suoi ambasciatori, la pace di Catania nel 1347, che chiuse la seconda fase della guerra dei novantenni. Più attendibile è invece la versione che parla di Giovanna II D'Angiò, regina di Napoli, figlia di Carlo III di Durazzo. Questa regina infatti, che portò il regno all'estremo declino, era nota per i costumi dissoluti, la mutevolezza del carattere ed i facili amori.

Della leggenda del Castagno se n'è anche impadronita la poesia. Diversi scrittori e poeti siciliani infatti hanno immortalato il Castagno nelle loro opere. Ci piace ricordare il Filateo, il Carrera, il poeta dialettale catanese Giuseppe Borrello che parla di "Un pedi di castagna tantu grossu", ed ancora il dannunziano Carlo Parisi ed il poeta catanese Giuseppe Villaroel che in tal modo inizia un suggestivo sonetto: "Dal tronco, enorme torre millenaria...".
Ma al di là della storia e della leggenda, al di là della poesia, il Castagno dei Cento Cavalli rimane una fantastica realtà che chiunque può ammirare e tuffarsi in una natura ancora incontaminata, fiorente e senz'altro più che mai vicina al cuore dell'uomo.

Il Castagno dei cento cavalli è uno degli esseri viventi più antichi d'Europa.
Negli ultimi tempi il vecchio castagno è stato molto trascurato e tutti noi abbiamo rischiato di perdere uno dei pochi monumenti naturalistici presenti in Sicilia a causa del ripetuto deturpamento che veniva effettuato alle sue fronde per la raccolta delle castagne.
Oggi il castagno è stato inserito in un progetto effettuato dal comune di S. Alfio per la salvaguardia dei beni naturalistici ed è stato trincerato e curato.

Notizie storiche sul "Castagno dei cento cavalli" si hanno a partire dal Cinquecento. Don Pietro Carrera (1571-1647) nell'opera Il Mongibello in tre libri, edita in Catania nel 1636, parla di un bosco di castagni in contrada Carpineto, sopra Mascali, "Nel quale trovasi un maestoso tronco di castagno incavato per l'età e, come riferito da quelli che l'hanno visto, capace di ospitare nel suo interno trenta cavalli".
Nella descrizione latina del sito di Mongibello di Antonio Filoteo, tradotta da Leonardo Orlandini ed edita in Palermo nel 1611, il grande castagno è descritto come pianta che in "meraviglia avanza le piante lodate da Plinio e degli altri scrittori". Inoltre "il suo gran tronco cavato dalla natura dona albergo a pecore, a capre, a pastori, a lavoratori del monte. E talora si è veduta mandria di trecento pecore".
Don Giuseppe Recupero (1720-1778) nella sua Storia Naturale e Generale dell'Etna così descrive la pianta: "La figura esterna del nostro Castagno è una ellissoide, il suo diametro maggiore è da Tramontana a Mezzogiorno ed il minore da Ponente a Levante. L'esterna sua circonferenza misurata a fior di terra è di palmi duecentoventisei. Pare che qualche turbine o altro accidente abbia rotto quest'arbore ma vi ha contribuito anche la mano dell'uomo, restando ancora visibili i colpi di scure. Cosicchè tutto il divisato fusto è diviso per le menzionate aperture in tanti pezzi o segmenti che vengono tutti a corrispondersi esattamente onde l'occhio da per sè stesso riconosce essere un solo ceppo. Nel concavo di questo gran pedale a lato dell'apertura di Levante vi è fabbricata una capanna ove si ripongono le castagne, al fianco opposto vi è un forno capace di cuocere un tumulo di pane e nel mezzo vi è una casa fabbricata a secco lunga ventidue palmi da Tramontana a Mezzogiorno e larga quattordici. Nell'ultima visita che feci a questo nobilissimo Castagno nell'anno 1766 ritrovai la casa molto deteriorata".
 

Corrado

 

Questa sezione di poesie e pensieri è dedicata all'autore, Corrado, un carissimo amico prematuramente scomparso qualche anno fa e che sono certo che finalmente abbia trovato quella pace da troppo tempo invano cercata.

 

 

 
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